Struttura del Consiglio d'Europa

1.  IL CONSIGLIO D’EUROPA: ALCUNI PUNTI DI RIFERIMENTO

Uno statuto basato sui diritti dell’uomo
Qualsiasi Stato europeo può diventare membro del Consiglio d’Europa purché accetti il principio della preminenza del diritto e garantisca il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di ogni individuo posto sotto la sua giurisdizione.

Obbiettivi

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione intergovernativa i cui principali obbiettivi sono:
– tutelare i diritti dell’uomo e la democrazia pluralista;
– favorire la presa di coscienza e la valorizzazione dell’identità culturale europea attraverso la lotta contro ogni forma di intolleranza;
– individuare soluzioni per i problemi sociali (minoranze, xenofobia, intolleranza, protezione ambientale, bioetica, aids, tossicodipendenza, ecc.) e salvaguardare la qualità della vita degli europei;
– aiutare i paesi dell’Europa centrale e orientale nell’attuazione e nel rafforzamento delle loro riforme politiche, legislative e costituzionali, attraverso programmi di cooperazione, quali Demostene, Themis, Lode e Demo-Droit.

47 Stati membri

Il Consiglio d’Europa è stato fondato il 5 maggio 1949 da dieci Stati (Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Irlanda, Italia e Svezia) cui vennero ad aggiungersi successivamente la Grecia (1949) e la Turchia (1949), seguite da: Islanda (1950) e Germania (1950), Austria (1956), Cipro (1961), Svizzera (1963), Malta (1965), Portogallo (1976), Spagna (1977), Liechtenstein (1978), San Marino (1988), Finlandia (1989), Ungheria (1990), Polonia (1991), Bulgaria (1992), Estonia (1993), Lituania (1993), Slovenia (1993), Slovacchia (1993), Repubblica Ceca (1993), Romania (1993), Andorra (1994), Lettonia (1995), Albania (1995), Moldova (1995), Repubblica di Macedonia (1995), Ucraina (1995), Russia (1996), Croazia (1996), Armenia (2001), Azerbaigian (2001), Bosnia-Erzegovina (2002), Georgia (1999) , Serbia (2003),Montenegro (2007), Romania (2007) e Bulgaria (2007).

Il Consiglio d’Europa non va confuso con l’Unione europea: infatti queste due organizzazioni sono del tutto distinte. Tuttavia i 15 Stati membri dell’Unione europea fanno anche parte del Consiglio d’Europa.

Statuto di osservatore presso il Consiglio d’Europa
Dal mese di gennaio 1996 gli Stati Uniti e il Canada beneficiano dello statuto di osservatore presso le istanze intergovernative, del Consiglio d’Europa.
Il Palazzo d’Europa
Il Consiglio d’Europa ha sede a Strasburgo (Francia), al Palazzo d’Europa che ospita anche le sedute del Parlamento europeo.
Le molte vocazioni del Consiglio d’Europa
Il   Consiglio d’Europa cura tutte le grandi questioni che riguardano la società europea, esclusi i problemi della difesa. Il suo programma di lavoro abbraccia i seguenti settori: diritti dell’uomo, mass media, cooperazione giuridica, questioni sociali ed economiche, sanità, insegnamento, cultura, patrimonio, attività sportive, gioventù, enti locali e regionali, ambiente.

Un quadro di cooperazione

· Il Comitato dei Ministri è l’organo decisionale del Consiglio d’Europa. È composto dai ministri degli esteri dei 40 Stati membri e dai loro rappresentanti permanenti.
· L’organo deliberante è rappresentato dall’Assemblea parlamentare i cui membri sono nominati dai parlamenti nazionali.
· Il Congresso dei poteri locali e regionali d’Europa è un organo consultivo che rappresenta le collettività locali e regionali.
In tal modo i governi, i parlamenti nazionali e le collettività locali e regionali hanno rappresentanze distinte.

Conferenze dei ministri specializzati

Per rafforzare il dialogo intergovernativo e cercare soluzioni comuni alle questioni sociali, si riuniscono regolarmente nell’ambito del Consiglio d’Europa i ministri responsabili della giustizia, dei diritti umani, dei media, dell’educazione, della cultura, dello sport, della gioventù, delle collettività locali, dell’assetto territoriale, dell’ambiente, dei problemi della famiglia, della previdenza sociale, ecc.

Risultati che contribuiscono all’edificazione dell’Europa

I lavori del Consiglio d’Europa conducono all’elaborazione di convenzioni e accordi europei che costituiranno la base delle modifiche e dell’armonizzazione legislative nei diversi Stati membri. Alcuni accordi possono essere ratificati anche da paesi non membri. Gli studi e i lavori realizzati nei diversi campi di azione sono trasmessi ai governi per aiutarli a operare di concerto.
Il    Consiglio d’Europa adotta anche accordi parziali, che rappresentano una forma di cooperazione a geometria variabile volta a consentire a un certo numero di Stati membri, in accordo con altri, di sviluppare un’attività specifica d’interesse comune.

Una tribuna aperta alle associazioni

Con lo statuto consultivo concesso a oltre 350 organizzazioni non governative (ONG), il Consiglio d’Europa sviluppa una vera e propria partnership con i rappresentanti della società civile. Attraverso diverse  modalità di consultazione, esso associa le ONG ai lavori intergovernativi e promuove il dialogo fra i parlamentari e il mondo delle associazioni attraverso una riflessione comune e incontri sui grandi problemi sociali.

Un personale internazionale

Circa 1200 funzionari, provenienti dai 47 Stati membri, costituiscono l’organico permanente del Segretariato, il quale è posto sotto la direzione di un Segretario Generale. Eletto dall’Assemblea con un mandato di cinque anni, il Segretario Generale coordina ed indirizza i lavori del Consiglio d’Europa.

Un finanziamento europeo

Il Consiglio d’Europa è finanziato dai governi degli Stati membri, in proporzione al numero di abitanti e alla ricchezza di ogni paese.

Le lingue ufficiali

Le lingue ufficiali del Consiglio d’Europa sono il francese e l’inglese ma anche il tedesco e l’italiano sono utilizzati come lingue di lavoro dell’Assemblea parlamentare. Le altre lingue possono essere tradotte durante i dibattiti, a certe condizioni.

2. IL COMITATO DEI MINISTRI

Il Comitato dei Ministri è l’istanza decisionale del Consiglio d’Europa ed è composto dai ministri degli esteri dei 47 Stati membri, o dai loro rappresentanti permanenti.

Il    Comitato dei Ministri stabilisce le attività del Consiglio d’Europa, esamina le raccomandazioni dell’Assemblea parlamentare, le proposte dei vari comitati intergovernativi istituiti nell’ambito del Consiglio d’Europa e quelle provenienti dalle diverse conferenze di ministri specializzati e decide che seguito darvi. Approva il programma di attività ed il bilancio del Consiglio d’Europa. Infine, costituisce una tribuna permanente in cui gli Stati possono discutere delle grandi questioni politiche.

Una struttura dinamica

I ministri degli esteri degli Stati membri si riuniscono almeno due volte all’anno per fare il punto sulla cooperazione europea e sull’attualità politica. I loro delegati sono i rappresentanti permanenti dei governi presso il Consiglio d’Europa. Investiti degli stessi poteri decisionali dei ministri, essi controllano l’attività del Consiglio d’Europa. Si riuniscono almeno due volte al mese.
I ministri assumono a turno la presidenza del Comitato, con un incarico di sei mesi.
Con l’eccezione dei problemi riguardanti la difesa nazionale, i dibattiti ministeriali investono tutti gli argomenti politici d’interesse comune: gli aspetti politici della cooperazione europea, lo sviluppo della cooperazione con gli Stati dell’Europa centrale e orientale, le questioni connesse con la tutela delle istituzioni democratiche e dei diritti dell’uomo in Europa e altrove (Nazioni Unite e ambito Nord-Sud); in breve, tutti i problemi internazionali d’interesse comune.

Strumenti efficaci

Le decisioni del Comitato dei Ministri vengono trasmesse ai governi sotto forma di raccomandazioni o sono oggetto di convenzioni e di accordi europei. Questi due strumenti giuridici hanno carattere vincolante: appena ratificati dagli Stati membri, essi sono applicabili a livello nazionale. Il Comitato dei Ministri approva anche dichiarazioni o risoluzioni riguardanti le questioni politiche d’attualità.
A tutt’oggi sono state elaborate circa 160 convenzioni che sono l’espressione delle realizzazioni concrete del Consiglio d’Europa. Citiamo, tra queste:

§       la convenzione europea dei diritti dell’uomo;

§       la convenzione culturale europea;

§       la carta sociale europea;

§       la convenzione sulla salvaguardia della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa;

§       la convenzione sulla prevenzione della tortura;

§       la convenzione sulla repressione del terrorismo;

§       la convenzione sulla violenza da parte degli spettatori durante le manifestazioni sportive e in particolare durante le partite di calcio;

§       la convenzione sulla televisione senza frontiere.

§       la convenzione sulla protezione dei dati;

§       la carta europea delle lingue regionali o minoritarie;

§       la convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali.

Un funzionamento democratico

La maggior parte delle decisioni (incluse quelle sul bilancio) richiedono la maggioranza dei due terzi dei voti espressi. Alcune decisioni importanti, quali l’approvazione di raccomandazioni rivolte ai governi, devono essere prese all’unanimità. Per quanto riguarda le questioni procedurali, è sufficiente la maggioranza semplice.

Comitati di esperti per lo studio dei vari problemi

L’elaborazione delle convenzioni e delle raccomandazioni spetta ai comitati di esperti governativi. Inoltre, numerose iniziative politiche vengono prese in occasione delle conferenze dei ministri specializzati, che riuniscono i ministri competenti in vari campi specifici e si tengono con scadenze regolari.

Democrazia e solidarietà

Il Consiglio d’Europa ha predisposto programmi di cooperazione e di assistenza ai paesi dell’Europa centrale e orientale nell’ottica dell’attuazione della sua politica di apertura nei confronti di queste nuove democrazie, sulla base dei suoi principi, valori e conquiste in materia di democrazia pluralista, di tutela dei diritti dell’uomo e di promozione dello stato di diritto.
I programmi si basano sul patrimonio di esperienze della cooperazione intergovernativa del Consiglio d’Europa in termini di strumenti di riferimento, reti di consulenza, strutture e meccanismi della cooperazione.
Si propongono di rafforzare, consolidare e accelerare i processi di riforma democratica dei paesi dell’Europa centrale e orientale e di agevolare la loro integrazione progressiva e armoniosa nei processi e nelle strutture della cooperazione europea e, in primo luogo, in seno al Consiglio d’Europa.

Una sfida cruciale: il dialogo Nord-Sud

Nel 1988 il Consiglio d’Europa e la Comunità Europea hanno collaborato all’organizzazione della Campagna europea pubblica sull’interdipendenza e sulla solidarietà Nord-Sud.
Si trattava di sensibilizzare il pubblico all’interdipendenza mondiale e alla solidarietà e di preparare le nostre società ad accettare nuove politiche nelle relazioni Nord-Sud.
Nel novembre 1989, il Comitato dei Ministri ha deciso di creare a Lisbona un Centro europeo per l’interdipendenza e la solidarietà mondiale. Questo centro consente agli Stati membri che lo desiderino di promuovere la cooperazione avviata nel corso della campagna tra i parlamentari, i governi, le organizzazioni non governative e le collettività locali o regionali.

I 47 Stati membri del Consiglio d’Europa

Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Irlanda, Italia Svezia, Grecia, Turchia, Islanda, Germania, Austria, Cipro, Svizzera, Malta, Portogallo, Spagna, Liechtenstein, San Marino, Finlandia, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania, Andorra, Lettonia, Albania, Moldova, Repubblica di Macedonia, Ucraina, Russia, Croazia, Armenia, Azerbaigian, Bosnia-Erzegovina, Georgia , Romania, Bulgaria e Serbia e Montenegro .

3.       L’ASSEMBLEA PARLAMENTARE

L’Assemblea parlamentare, istanza deliberante del Consiglio d’Europa, è composta di delegati provenienti dai 47 parlamenti nazionali.
L’Assemblea, che ha competenza esclusiva nella formulazione del proprio ordine del giorno, affronta argomenti di attualità e tematiche a carattere prospettivo riguardanti in particolare i problemi sociali e le questioni di politica internazionale.
I lavori dell’Assemblea svolgono una funzione importante negli indirizzi da dare alle attività del Comitato di Ministri. Grazie ai parlamentari, essi trovano un’eco nei parlamenti nazionali ed esercitano quindi un’influenza sui rispettivi governi.
Gli avvenimenti storici sopravvenuti nei paesi dell’Europa centrale e orientale offrono all’Assemblea una occasione senza precedenti: contribuire all’integrazione di questi paesi nella famiglia delle democrazie europee e promuovere una vera cooperazione parlamentare fra tutti i paesi europei.

Una tribuna per le nuove democrazie

Lo statuto di invitato speciale è stato istituito dall’Assemblea parlamentare per consentire alle delegazioni parlamentari dei paesi dell’Europa centrale e orientale impegnati sulla via della democrazia pluralista di assistere alle sedute plenarie dell’Assemblea e, su invito, alle riunioni delle commissioni. Di conseguenza, i contatti e gli scambi che si verificano sono tali da incoraggiare il processo di democratizzazione di questi paesi in vista della loro adesione al Consiglio d’Europa. Cinque paesi godono attualmente dello statuto di invitato speciale.

Struttura e organizzazione: specchio delle democrazie europee

I 315 membri dell’Assemblea e i loro 315 supplenti sono eletti o nominati dai rispettivi parlamenti nazionali e vengono scelti tra i parlamentari dei singoli paesi.
Il numero di rappresentanti dei paesi membri è legato all’importanza della popolazione. Variando da 2 a 18, questo numero deve essere rappresentativo delle grandi correnti politiche del parlamento nazionale.
L’Assemblea è costituita in cinque gruppi politici: il gruppo socialista, quello del partito popolare europeo, quello dei democratici europei, il gruppo liberale, democratico e riformatore, infine quello della sinistra unitaria europea. Alcuni parlamentari non sono iscritti ad alcun gruppo politico.
Quattro volte all’anno, l’Assemblea si riunisce nell’emiciclo del Palazzo d’Europa in sedute plenarie pubbliche. Inoltre una riunione di primavera si svolge in uno degli Stati membri.
Il presidente è eletto dall’ Assemblea tra i suoi membri e rimane tradizionalmente in carica per tre anni. Il presidente ed i vice-presidenti – attualmente questi sono 17 – compongono l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea.
Infine l’Assemblea elegge il Segretario generale del Consiglio d’Europa, il Segretario generale aggiunto, il Cancelliere dell’Assemblea e i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Diverse commissioni specializzate predispongono i lavori dell’Assemblea nei settori seguenti: questioni politiche, questioni giuridiche e dei diritti dell’uomo, questioni sociali, della sanità e della famg1ia, cultura ed educazione, ambiente, assetto territoriale e poteri locali, scienza e tecnologia, agricoltura, questioni economiche e di sviluppo, relazioni con i paesi europei non membri, migrazioni, profughi e demografia, relazioni con i parlamenti e con il pubblico.
Peraltro, l’Assemblea rappresenta un forum parlamentare per altre organizzazioni internazionali quale l’OCSE, la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERD), l’Agenzia Spaziale Europea e varie istituzioni specializzate delle Nazioni Unite. Le organizzazioni non governative internazionali partecipano a titolo consultivo ai lavori di un certo numero di commissioni e recano il proprio contributo a importanti manifestazioni indette dall’Assemblea.

Iniziative e risultati

I testi approvati dall’Assemblea forniscono orientamenti al Comitato dei Ministri, ai governi, ai parlamenti e ai partiti politici. Queste iniziative sono altresi sfociate in numerosi trattati internazionali, le “convenzioni europee”, che costituiscono il punto di partenza di una vera e propria legislazione europea e di cui la più nota è la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
L’Assemblea organizza regolarmente con il contributo di specialisti, conferenze, convegni ed audizioni parlamentari pubbliche sui grandi problemi della nostra epoca, in particolare: la violenza, l’ambiente, l’immigrazione, la droga, la bioetica e i media.

Le “Conferenze di Strasburgo”

Promosse nel 1983, le “Conferenze di Strasburgo” riuniscono ogni quattro anni per alcune giornate, parlamentari di democrazie pluralistiche di tutto il mondo, con l’intento di delineare gli strumenti più appropriati al miglioramento e al rafforzamento della democrazia nel mondo.

I 47 Stati membri del Consiglio d’Europa e i loro rispettivi rappresentanti

Albania (4), Andorra (2), Armenia (4), Austria (6), Azerbaigian (6), Belgio (7), Bosnia-Erzegovina (5), Bulgaria (6), Cipro (3), Croazia (5), Danimarca (5), Estonia (3), “ex-Repubblica jugoslava di Macedonia” (3), Federazione di Russia (18), Finlandia (5), Francia (18), Georgia (5), Germania (18), Grecia (7), Irlanda (4), Islanda (3), Italia (18), Lettonia (3), Liechtenstein (2), Lituania (4), Lussemburgo (3), Malta (3), Moldavia (5), Monaco (2), Norvegia (5), Paesi Bassi (7), Polonia (12), Portogallo (7), Regno Unito (18), Repubblica Ceca (7), Romania (10), San Marino (2), Serbia Montenegro (7), Slovacchia (5), Slovenia (3), Spagna (12), Svezia (6), Svizzera (6), Turchia (12), Ucraina (12), Ungheria (7) Romania, Bulgaria.