La Corte Europea dei Diritti dell' Uomo

La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo costituisce una delle realizzazioni cardini del Consiglio d’Europa. Questo trattato internazionale definisce i diritti e le libertà inalienabili cui ognuno di noi può pretendere e costringere gli Stati a farsene garanti di fronte a quanti dipendono dalla loro giurisdizione. Inoltre, esso costituisce un sistema internazionale di tutela: gli Stati, ma anche, a certe condizioni, i privati cittadini possono adire le istituzioni di Strasburgo se ritengono di essere vittime di una violazione della Convenzione. La tutela del potere di difendere il singolo cittadino è affidata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Essa è composta da eminenti giuristi, in numero pari a quello degli Stati che abbiano ratificato la Convenzione, e sono eletti dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa sulla base di un elenco presentato dalla delegazione di ogni Stato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Essi ricevono un mandato di 6 anni, ed in quanto membri della Corte, sono indipendenti e non rappresentano lo Stato che li ha proposti. I ricorsi che provengono dai singoli cittadini (che ritengono di aver subito una violazione), sono sottoposti ad un primo esame di ricevibilità, e solo dopo che lo stesso sia stato dichiarato “ricevibile”, la Corte Europea assiste le parti in vista di una composizione amichevole, altrimenti, essa accerta i fatti e dà un parere sull’esistenza della violazione o meno. In quest’ultimo caso, il ricorso giunge alla decisione finale, che è definitiva e vincolante per gli Stati interessati. La Corte Europea nella propria sentenza può riconoscere il diritto ad un indennizzo ed il rimborso alle spese al ricorrente che abbia ottenuto soddisfazione. La Corte (a seguito del Protocollo) si riunisce in permanenza, ed esamina i casi che le vengono sottoposti. Il Comitato dei Ministri è responsabile del controllo dell’applicazione delle sentenze della Corte.

La procedura che si applica ai ricorsi individuali presentati ai sensi dell’articolo 25 della Convenzione, si svolge nel seguente modo: I ricorsi vanno indirizzati al Segretario Generale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede in Strasbourg -Cedex 67075 (Francia). La procedura innanzi alla Corte è gratuita; non richiede l’intervento di un avvocato, sebbene ciò sia consigliabile.

Con i fondi messi a disposizione dal Consiglio d’Europa, la Corte Europea può offrire, a certe condizioni, il gratuito patrocinio ai ricorrenti che non dispongono di sufficienti mezzi finanziari, quando l’esame del ricorso richiede uno scambio di argomentazioni tra il ricorrente e lo Stato contro cui il ricorso è stato presentato. In tal caso il ricorrente deve giustificare a mezzo di un documento ufficiale l’insufficienza di mezzi finanziari. Dal 1964 ad oggi, il gratuito patrocinio è stato concesso a più di 900 ricorrenti.

A norma dell’art. 27 del Protocollo 11, “per la trattazione di ogni caso, la Corte si costituisce in un Comitato di 3 giudici, in una Camera di 7 giudici ed una Grande Camera di 17 giudici; le Camere della Corte costituiscono i Comitati”.

Dopo un esame preliminare affidato ad un membro relatore, i ricorsi registrati sono sottoposti all’esame della Corte o ad un Comitato di tre membri che si pronunciano sulla loro ricevibilità. Il relatore può domandare al ricorrente o al Governo chiamato in causa di fornire delle informazioni sulle circostanze del caso. La Corte o il Comitato di tre membri possono respingere un ricorso senza comunicarlo al Governo chiamato in causa se la sua irricevibilità risulta evidente sulla base delle sole indicazioni fornite dal ricorrente.

Negli altri casi il Governo è invitato a formulare per iscritto delle osservazioni alle quali il ricorrente ha il diritto di replicare. I ricorsi che possono essere trattati in base ad una consolidata giurisprudenza o che non pongono gravi questioni relative all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione possono giungere ad una transazione tra le parti.

Quando la questione relativa alla ricevibilità di un ricorso pone dei problemi giuridici particolarmente delicati, la Corte tiene un’udienza, nel corso della quale i rappresentanti delle parti espongono verbalmente le loro argomentazioni.

La Corte decide la ricevibilità del ricorso e verifica, in particolare se l’oggetto del ricorso riguarda uno dei diritti garantiti dalla Convenzione o dai suoi Protocolli addizionali, e se il ricorrente ha esaurito, in modo corretto, le vie di ricorso interne (articolo 26 della Convenzione).

Quando il ricorrente si disinteressa della procedura o dichiara di ritirare il ricorso, la Corte può cancellarlo dal ruolo senza decidere sulla sua ricevibilità.

La Corte esamina in seduta plenaria i ricorsi che le sono sottoposti in presenza come minimo della maggioranza dei suoi membri. In certi casi, questo minimo è ridono a sette. Essa può affidare dei compiti particolari ad uno o più membri. Le Camere sono composte da almeno sette membri.

Allo stadio della ricevibilità, le decisioni della Corte, sono definitive. E’ impossibile proporre appello contro una decisione che dichiara irricevibile il ricorso; tuttavia l’interessato può sempre presentare un nuovo ricorso se può addurre fatti nuovi.

Se il ricorso è dichiarato ricevibile la Corte procede all’esame del merito; stabilisce i fatti della causa, con il concorso delle parti, ed eventualmente procede ad un’inchiesta per la quale il Governo convenuto è tenuto a fornire tutte le agevolazioni necessarie.

La Convenzione affida alla Corte un compito di conciliazione che consiste nel mettersi a disposizione delle parti al fine di pervenire ad una composizione amichevole della controversia sulla base del rispetto dei Diritti dell’Uomo quali riconosciuti dalla Convenzione. I termini della composizione amichevole formano oggetto di un breve rapporto che viene reso pubblico.

Nel caso in cui le parti non siano pervenute ad una composizione amichevole la Corte elabora un rapporto (articolo 31) contenente: l’esposizione dei fatti che hanno dato origine alla causa, quali sono stati stabiliti dalla Corte, se del caso sulla base di una inchiesta, alla quale i rappresentanti delle parti hanno la facoltà di partecipare; un parere giuridico sull’esistenza o meno di una violazione della Convenzione da parte delle autorità dello Stato convenuto. Ove la Corte non sia unanime, i membri che abbiano espresso un parere diverso o diversamente motivato possono accludere al rapporto la loro opinione individuale.

Nel trasmettere il suo rapporto, la Corte può formulare le proposte che giudica opportune, ivi pronunciandosi sull’esistenza della violazione.