Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' Uomo e delle libertà fondamentali

I Governi firmatari, Membri del Consiglio d’Europa, Considerata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948; Considerato che questa Dichiarazione tende a garantire il riconoscimento e l’applicazione universale ed effettivi dei diritti che vi sono enunciati; Considerato che il fine del Consiglio d’Europa è quello di realizzare un’unione più stretta tra i suoi Membri, e che uno dei mezzi per conseguire tale fine è la salvaguardia e lo sviluppo dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali; Riaffermato il loro profondo attaccamento a queste libertà fondamentali che costituiscono le basi stesse della giustizia e della pace nel mondo e il cui mantenimento si fonda essenzialmente, da una parte, su un regime politico veramente democratico e, dall’altra, su una concezione comune e un comune rispetto dei Diritti dell’Uomo a cui essi si appellano; Risoluti, in quanto governi di Stati europei animati da uno stesso spirito e forti di un patrimonio comune di tradizioni e di ideali politici, di rispetto della libertà e di preminenza del diritto, a prendere le prime misure atte ad assicurare la garanzia collettiva di certi diritti enunciati nella Dichiarazione Universale, hanno convenuto quanto segue:

Articolo 1

Le Alte Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona soggetta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà definiti al Titolo primo della presente Convenzione.

Articolo 2

1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente priva­to della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito dalla legge con tale pena.
2. La morte non si considera inflitta in violazione di que­sto articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:

a. per assicurare la difesa di ogni persona dalla vio­lenza illegale;
b. per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta;
c. per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.

Articolo 3

Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Articolo 4

1.  Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.
2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.
3. Non è considerato «lavoro forzato o obbligatorio» ai sensi di questo articolo:

a. ogni lavoro normalmente richiesto ad una persona detenuta alle condizioni previste dall’articolo 5 della presente Convenzione o durante il periodo di libertà condizionata;
b. ogni servizio di carattere militare o, nel caso di obiettori di coscienza nei paesi dove l’obiezione di coscienza è riconosciuta legittima, ogni altro servizio sostitutivo di quello militare obbligatorio;
c. ogni servizio richiesto in caso di crisi o di cala­mità che minacciano la vita o il benessere della comunità;
d. ogni lavoro o servizio che fa parte dei normali doveri civici.

Articolo 5

1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi prescritti dalla legge:

a. se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un tribunale competente;
b. se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un tribunale o per garantire l’esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge;
c. se è stato arrestato o detenuto per essere tra­dotto dinanzi all’autorità giudiziaria competente, quando vi sono ragioni plausibili per sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati per ritenere che sia necessario impedirgli di com­mettere un reato o di fuggire dopo averlo commesso;
d. se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa per sorvegliare la sua educazione o della sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi all’autorità competente;
e. e si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo;
f. se si tratta dell’arresto o della detenzione rego­lari di una persona per impedirle di entrare irrego­larmente nel territorio, o di una persona contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’e­stradizione.

2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in una lingua a lei comprensibile, dei moti­vi dell’arresto e di ogni accusa elevata a suo carico.
3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle condizioni previste dal paragrafo 1.c del presen­te articolo, deve essere tradotta al più presto dinan­zi ad un giudice o ad un altro magistrato autorizza­to dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere giudicata entro un termine ragione­vole o di essere messa in libertà durante la procedu­ra. La scarcerazione può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona all’udienza.
4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinché decida entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima.
5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione ad une delle disposizioni di questo artico­lo ha diritto ad una riparazione.

Articolo 6

1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esa­minata equamente, pubblicamente ed entro un ter­mine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di caratte­re civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che le venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura giudicata strettamente neces­saria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità può pregiudicare gli interessi della giusti­zia.
2. Ogni persona accusata di un reato è presunta inno­cente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.
3.  in particolare, ogni accusato ha diritto a:

a. essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in un modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa eleva­ta a suo carico;
b. disporre del tempo e delle facilitazioni necessa­rie a preparare la sua difesa;
c. difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratui­tamente da un avvocato d’ufficio, quando lo esigo­no gli interessi della giustizia;
d. esaminare o far esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a cari­co;
e. farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata all’udienza.

Articolo 7

1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto inter­no o internazionale. Parimenti, non può essere inflit­ta una pena più grave di quella applicabile al momen­to in cui il reato è stato commesso.
2. lI presente articolo non ostacolerà il giudizio e la con­danna di una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento in cui è stata com­messa, era un crimine secondo i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.

Articolo 8

1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Articolo 9

1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.
2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.

Articolo 10

1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione.

2.  L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per l’integrità territoriale o per la pubblica sicurezza, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, per la protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.

Articolo 11

1. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri interessi.
2. L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per la difesa dell’ordine e la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale e per la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non vieta che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di questi diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato.

Articolo 12

Uomini e donne, in età matrimoniale, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto.

Articolo 13

Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.

Articolo 14

Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione.

Articolo 15

1. In caso di guerra o in caso di altro pericolo pubblico che minacci la vita della nazione, ogni Alta Parte Contraente può prendere misure in deroga agli obblighi previsti dalla presente Convenzione, nella stretta misura in cui la situazione lo richieda e a condizione che tali misure non siano in contraddizione con gli altri obblighi derivanti dal diritto internazionale
2. La disposizione precedente non autorizza alcuna deroga all’articolo 2, salvo per il caso di decesso causato da legittimi atti di guerra, e agli articoli 3, 4 (paragrafo 1) e 7.
3. Ogni Alta Parte Contraente che eserciti tale diritto di deroga tiene informato nel modo più completo il Segretario Generale del Consiglio d’Europa sulle misure prese e sui motivi che le hanno determinate. Deve ugualmente informare il Segretario Generale del Consiglio d’Europa della data in cui queste misure cessano d’essere in vigore e in cui le disposizioni della Convenzione riacquistano piena applicazione.

Articolo 16

Nessuna delle disposizioni degli articoli 10, 11 e 14 può essere considerata come un divieto per le Alte Parti Contraenti di porre restrizioni all’attività politica degli stranieri.

Articolo 17

Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come implicante il diritto per uno Stato, un gruppo o un individuo di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre a questi diritti ed a queste libertà limitazioni più ampie di quelle previste in detta Convenzione.

Articolo 18

Le restrizioni che, in base alla presente Convenzione, sono poste a detti diritti e libertà possono essere applicate solo allo scopo per cui sono state previste.

Articolo 19

Al fine di assicurare il rispetto degli impegni che derivano dalla presente Convenzione per le Alte Parti Contraenti, è istituita:

a. una Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, qui di seguito denominata “la Commissione”;
b. una Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, qui di seguito denominata “la Corte”.

Articolo 38

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si compone di un numero di giudici pari a quello dei membri del Consiglio d’Europa. Essa non può comprendere più di un cittadino di uno stesso Stato.

Articolo 39

1. I membri della Corte sono eletti dall’Assemblea Con­sultiva a maggioranza dei voti espressi su una lista di persone presentata dai Membri del Consiglio d’Eu­ropa; ciascuno dei Membri deve presentare tre can­didati, almeno due dei quali della sua nazionalità.
2. Nella misura in cui è applicabile, la stessa procedura è seguita per completare la Corte in caso di ammis­sione di nuovi Membri al Consiglio d’Europa e per coprire i seggi rimasti vacanti.
3. I candidati dovranno godere della più alta conside­razione morale e possedere i requisiti richiesti per l’e­sercizio delle più alte funzioni giudiziarie o essere dei giureconsulti di riconosciuta competenza.

Articolo 40 (Testo modificato conformemente alle disposizioni del Protocol­lo n° 5, entrato in vigore il 20 dicembre 1971 e del Protocollo n° 8, entrato in vigore il 1 gennaio 1990)

1. I membri della Corte sono eletti per un periodo di nove anni. Essi sono rieleggibili. Tuttavia, per quan­to concerne i membri designati alla prima elezione, le funzioni di quattro di essi scadranno al termine dei tre anni, quelle di quattro altri membri scadranno dopo sei anni.
2. I membri le cui funzioni scadranno al termine dei periodi iniziali di tre e sei anni sono designati median­te sorteggio effettuato dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa immediatamente dopo l’espleta­mento della prima elezione.
3. Al fine di assicurare nei limiti del possibile il rinnovo di un terzo della Corte ogni tre anni, l’Assemblea Consultiva, prima di procedere ad ogni ulteriore ele­zione, può decidere che uno o più mandati dei mem­bri da eleggere abbiano una durata diversa da quel­la di nove anni, senza tuttavia che questa possa eccedere dodici anni o essere inferiore a sei anni.
4. Nel caso in cui sia necessario conferire più mandati e l’Assemblea Consultiva applichi il paragrafo prece­dente, la ripartizione dei mandati avviene mediante sorteggio effettuato dal Segretario Generale del Con­siglio d’Europa immediatamente dopo l’elezione.
5. lI membro della Corte eletto in sostituzione di un membro che non abbia completato il periodo delle sue funzioni rimane in carica fino alla scadenza del periodo di mandato del suo predecessore.
6. I membri della Corte restano in funzione fino alla loro sostituzione. Anche successivamente, essi continua­no a trattare i casi di cui sono già investiti fino alla loro conclusione.
7. I membri della Corte partecipano alla Corte a titolo personale. Durante tutto il periodo del loro manda­to, essi non possono assumere incarichi incompati­bili con le esigenze d’indipendenza, d’imparzialità e di disponibilità inerenti a tale mandato.

Articolo 41 (Testo modificato conformemente alle disposizioni del Protocollo n° 8, entrato in vigore il 1 gennaio 1990)

La Corte elegge il suo Presidente e uno o due Vice-Presidenti per un periodo di tre anni. Essi sono rieleggibili.

Articolo 42

I membri della Corte ricevono un’indennità per gior­no di funzione, il cui ammontare sarà   determinato dal Comitato dei Ministri.

Articolo 43 (Testo modificato conformemente alle disposizioni del Protocollo n° 8, entrato in vigore il 1 gennaio 1990)

Per l’esame di ogni caso che le viene sottoposto, la Corte si costituisce in una Camera composta da nove giudici. Ne fanno parte d’ufficio il giudice della nazio­nalità di ogni Stato interessato o, in mancanza, una persona scelta dallo Stato per parteciparvi come giu­dice; i nomi degli altri giudici sono designati median­te sorteggio dal Presidente, prima dell’inizio dell’esame del caso.

Articolo 44

Solo le Alte Parti Contraenti e la Commissione hanno facoltà di adire la Corte.

Articolo 45

La competenza della Corte si estende a tutti i casi concernenti l’interpretazione e l’applicazione della presente Convenzione che le Alte Parti Contraenti o la Commissione le sottopongono alle condizioni pre­viste dall’articolo 48.

Articolo 46

1. Ogni Alta Parte Contraente può, in qualsiasi momen­to dichiarare di riconoscere come obbligatoria di pieno diritto e senza convenzione speciale, la giuri­sdizione della Corte su tutti i casi concernenti l’in­terpretazione e l’applicazione della presente Convenzione.
2.  Le dichiarazioni di cui sopra possono essere fatte incondizionatamente o sotto condizione di recipro­cità da parte di più Alte Parti Contraenti o di deter­minate Alte Parti Contraenti o per un periodo deter­minato.
3. Tali dichiarazioni saranno depositate presso il Segre­tario Generale del Consiglio d’Europa che ne trasmetterà copia alle Alte Parti Contraenti.

Articolo 47

La Corte può essere investita di un caso solo dopo che la Commissione abbia accertato il fallimento del tentativo di regolamentazione amichevole ed entro il termine di tre mesi previsto dall’articolo 32.

Articolo 48

A condizione che l’Alta Parte Contraente interessa­ta, se è una sola, o le Alte Parti Contraenti interes­sate, se sono più d’una, siano soggette alla giurisdi­zione obbligatoria della Corte o, in mancanza, con il consenso dell’Alta Parte Contraente interessata, se è una sola, o delle Alte Parti Contraenti interessate, se sono più d’una, la Corte può essere adita:

a. dalla Commissione;
b. da un’Alta Parte Contraente di cui la parte lesa è un cittadino;
c. da un’Alta Parte Contraente che ha investito la Commissione;
d. da un’Alta Parte Contraente chiamata in causa.

Articolo 49

In caso di contestazione, la Corte decide in merito alla propria competenza.

Articolo 50

Se la Corte dichiara che una decisione o una misura presa da una autorità giudiziaria o da ogni altra auto­rità di una Parte Contraente contrasta in tutto o in parte con le obbligazioni che derivano dalla presen­te Convenzione e se il diritto interno di detta Parte permette solo in modo incompleto di eliminare le conseguenze di tale decisione o di tale misura, la decisione della Corte accorda, quando è il caso, un’e­qua soddisfazione alla parte lesa.

Articolo 51

1.  La sentenza della Corte deve essere motivata.
2. Se la sentenza non esprime in tutto o in parte l’opi­nione unanime dei giudici, ogni giudice ha il diritto di unirvi la propria opinione individuale.

Articolo 52

La sentenza della Corte è definitiva.

Articolo 53

Le Alte Parti Contraenti si impegnano a conformar­si alle decisioni della Corte nelle controversie nelle quali sono parti.

Articolo 54

La sentenza della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l’esecuzione.

Articolo 55

La Corte stabilisce il suo regolamento e fissa la sua procedura.

Articolo 56

1. La prima elezione dei membri della Corte avrà luogo dopo che le dichiarazioni delle Alte Parti Contraenti previste dall’articolo 46 avranno raggiunto il nume­ro di otto.
2. La Corte non potrà essere adita prima di tale elezione.

Articolo 57

Ogni Alta Parte Contraente, alla domanda del Segre­tario Generale del Consiglio d’Europa, fornirà le spie­gazioni richieste sul modo in cui il proprio diritto interno assicura l’effettiva applicazione di tutte le disposizioni della presente Convenzione.

Articolo 58

Le spese della Commissione e della Corte sono a cari­co del Consiglio d’Europa.

Articolo 59

I membri della Commissione e della Corte godono, durante l’esercizio delle loro funzioni, dei privilegi e delle immunità previsti all’articolo 40 dello Statuto del Consiglio d’Europa e negli accordi conclusi in base a tale articolo.

Articolo 60

Nessuna delle disposizioni della presente Conven­zione può essere interpretata in modo da limitare o pregiudicare i Diritti dell’Uomo e le Libertà fonda­mentali che possano essere riconosciuti in base alle leggi di ogni Parte Contraente o in base ad ogni altro accordo al quale essa partecipi.

Articolo 61

Nessuna disposizione della presente Convenzione porta pregiudizi ai poteri conferiti al Comitato dei Ministri dallo Statuto del Consiglio d’Europa.

Articolo 62

Le Alte Parti Contraenti rinunciano reciprocamente, salvo compromesso speciale, a prevalersi dei tratta­ti, delle Convenzioni o delle dichiarazioni che esisto­no fra di loro allo scopo di sottoporre, mediante ricor­so, una controversia nata dall’interpretazione o dell’applicazione della presente Convenzione ad una procedura di regolamentazione diversa da quelle pre­viste da detta Convenzione.

Articolo 63

Ogni Stato, al momento della ratifica o in ogni altro momento successivo, può dichiarare, mediante noti­fica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che la presente Convenzione si applicherà in tutti i territori o in determinati territori di cui assi­cura le relazioni internazionali.
La Convenzione si applicherà nel territorio o nei ter­ritori designati nella notifica a partire dal trentesimo giorno successivo alla data in cui il Segretario Gene­rale del Consiglio d’Europa avrà ricevuto tale notifi­ca.
Nei suddetti territori le disposizioni della presente Convenzione saranno applicate tenendo conto delle necessità locali.
Ogni Stato che ha fatto una dichiarazione confor­memente al primo paragrafo di questo articolo può, in ogni momento, dichiarare relativamente a uno o a più territori previsti in tale dichiarazione che accet­ta la competenza della Commissione a ricevere ricor­si di persone fisiche, di organizzazioni non governa­tive o di gruppi di privati in conformità all’articolo 25 della presente Convenzione.

Articolo 64

Ogni Stato, al momento della firma della presente Convenzione o del deposito del suo strumento di ratifica, può formulare una riserva riguardo ad una particolare disposizione della Convenzione, nella misura in cui una legge in quel momento in vigore sul suo territorio non sia conforme a tale disposizio­ne. Le riserve di carattere generale non sono auto­rizzate ai termini del presente articolo.
Ogni riserva emessa in conformità al presente arti­colo comporta un breve esposto della legge in que­stione.

Articolo 65

Un’Alta Parte Contraente può denunciare la presen­te Convenzione solo dopo un periodo di cinque anni a partire dalla data di entrata in vigore della Con­venzione nei suoi confronti e dando un preavviso di sei mesi mediante una notifica indirizzata al Segre­tario Generale del Consiglio d’Europa, che ne infor­ma le altre Parti Contraenti.
Tale denuncia non può avere l’effetto di svincolare l’Alta Parte Contraente interessata dalle obbligazio­ni contenute nella presente Convenzione per quan­to riguarda qualunque fatto che, potendo costituire una violazione di queste obbligazioni, fosse stato com­piuto da essa anteriormente alla data in cui la denun­cia produce il suo effetto.
Con la medesima riserva cessa d’esser Parte alla pre­sente Convenzione ogni Parte Contraente che cessi d’essere Membro del Consiglio d’Europa.
La Convenzione può essere denunciata in conformità alle disposizioni dei precedenti paragrafi per quanto riguarda ogni territorio nel quale sia stata dichiarata applicabile in base all’articolo 63.

Articolo 66

La presente Convenzione è aperta alla firma dei Membri del Consiglio d’Europa. Essa sarà ratificata.
Le ratifiche saranno depositate presso il Segretario Generale del Consiglio d ‘Europa.
La presente Convenzione entrerà in vigore dopo il deposito di dieci strumenti di ratifica.
Per ogni firmatario che la ratificherà successivamen­te, la Convenzione entrerà in vigore dal momento del deposito dello strumento di ratifica.
Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notifi­cherà a tutti i Membri del Consiglio d’Europa l’en­trata in vigore della Convenzione, i nomi delle Alte Parti Contraenti che l’avranno ratificata, nonché il deposito di ogni altro strumento di ratifica che si sia avuto successivamente.
Fatto a Roma il 4 novembre 1950 in francese e in inglese, i due testi facendo egualmente fede, in un unico esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa. Il Segretario Generale ne trasmetterà copie certificate conformi a tutti i fir­matari.
Testo modificato conformemente alle disposizioni del Protocol­lo n° 3, entrato in vigore il 21 settembre 1970, del Protocollo n° 5, entrato in vigore il 20 dicembre 1971 e del Protocollo n° 8, entrato in vigore il 1 gennaio 1990, e comprendente inoltre il testo del Protocollo n° 2 che, conformemente al suo articolo 5, paragrafo 3 è parte integrante della Convenzione dal 21 settembre 1970, data della sua entrata in vigore.